Artisti

Gli artisti che abitano lo spazio della Galleria La Nuvola, storicizzati e contemporanei, si contraddistinguono per una comune tensione all’avanguardia. Nel caso dei primi, si tratta di una sperimentazione indagata nei decenni che vanno dagli Anni Sessanta agli Anni Ottanta, dal punto di vista pittorico, scultoreo e installativo. Si tratta della testimonianza diretta di un periodo storico e di un rapporto, anche umano, intessuto con i nomi più rilevanti di quell’epoca.
Per quanto riguarda la selezione degli autori contemporanei, l’obiettivo della Galleria si manifesta nel voler dare spazio espressivo ai nuovi nomi, già affermati o emergenti, del panorama nazionale e internazionale, per ampliare il mercato dell’arte sia verso l’innovazione, sia verso nuove ricerche.

Artisti

Storici

Carla Accardi

“Nella pittura della Accardi il tratto, con la sua frammentazione, il suo addensarsi in galassie segniche dalla bonarietà cromatica, diviene così il veicolo principale della conoscenza e della trasmissione di contenuti. Fin dalla prima stesura questi segni cromatici appaiono aggrovigliati, quasi un simbolo esistenziale, parte integrante della vita stessa dell’artista: “Arte e vita per me erano a una distanza parallela, perché da un lato mitizzavo l’Arte, la consideravo in modo altissimo; dall’altra parte tendevo a smitizzarla, desideravo scoprire cosa c’era dietro e soprattutto desideravo che le persone non fossero così bloccate davanti all’opera, mi sembrava una posizione troppo automatica, volevo che il pubblico si scuotesse, che amasse l’Arte scoprendo che dietro c’era la vita, capendo che si poteva unire la vita come avevano fatto già in altre epoche, ma principalmente perché volevo essere contemporanea del mio secolo, della mia epoca, volevo scoprire cosa fosse la contemporaneità veramente”.

da “Carla Accardi” a cura di Roberta Bernabei, Editalia, 2013

Franco Angeli

“Le immagini di Angeli, situate tra le parole e le cose, si succedono in sequenze serrate: sfuggenti, erratiche, perturbanti, abbagliano e sollecitano la mente, attraverso la memoria individuale e collettiva.
Si pongono in una zona intermedia, tra la dimensione sensibile e quella intellegibile. Alcune si fanno catturare, anzi, ghermiscono noi. Altre scompaiono dietro i veli da cui sono affiorate: nel momento in cui cerchiamo di afferrarle, sembrano consumarsi”.

Larvatus prodeo. Il corpo e la maschera.
Testo critico di Laura Cherubini
da “Franco Angeli. Opere 1958 – 1988”
Franco Angeli

Afro Basaldella

“Io ho sempre amato profondamente la pittura di Afro, perché nella pittura di Afro c’è la pittura, c’è la vera pittura, ma c’è anche un rimpianto della pittura, una nostalgia della pittura. Non so se riesco a rendere l’idea, ma il quadro sta lì perché cerca qualche altra cosa, ha una nostalgia di qualche altra cosa. E allora io ho sempre pensato che Afro adorasse la pittura come si può adorare un castello, per esempio il castello di Kafka, un castello miracoloso, lontano, dentro il quale non si può entrare, non si può passare il ponte levatoio per quel castello”.

Per Afro (1997), testo critico di Toti Scialoja, dal Catalogo Generale di Afro, a cura di Mario Graziani

Mirko Basaldella

“Il significato sostanziale dell’opera di Mirko, nel suo ciclo, può essere visto nella persuasione profonda e nell’ispirazione dell’uomo come tempo vissuto e dell’anima come memoria, nella tensione ad una perenne aggiunta per attingere una sempre maggiore verità di se stessi”.

La Fondazione Mirko per Firenze (1979), testo critico a cura di Carlo L. Ragghianti

Mario Ceroli

“Ceroli sta come “C’ero lì”, in quel preciso istante, come hic et nunc, come constatazione di presenza e noema della vita. È per mezzo dell’atto creativo che l’artista vuole fermare il tempo, donandogli la forma e scolpendone un momento, pur lasciandolo libero nella sua abissale infinitezza”.

Mario Ceroli. C’ero lì con Pinocchio (2019), testo critico a cura di Alice Falsaperla

Piero Dorazio

La principale musa di Dorazio fu la poesia, non il formalismo. Poesia non solo in senso letterale, ma anche quella che si manifesta nelle sue trame e nei suoi orditi cromatici musicali e radiosi e nel suo intento di sottolineare come le possibilità metafisiche, psicologiche e fantastiche siano immanenti nella materialità.
L’immagine perfetta della bellezza che l’anglo-americano T.S. Eliot propone in una poesia giovanile, “La Figlia Che Piange”, equivale a un’ekphrasis dei concetti dell’artista.
Eliot fonde una dimensione cosmica (il sole) con qualità umane (la sua innamorata immaginaria che, naturalmente, incarna la radiosità materica): “Tessi, tessi la luce del sole nei tuoi capelli”.
Lo stesso Dorazio utilizzò un tropo analogo: “la trama non è mai composta da un solo colore […]. Quello che volevo ottenere era una luce colorata indefinibile”.
Per descrivere le opere che impiegano quest’ultima tecnica Dorazio scelse il sostantivo “trama”, la cui ambiguità sta nel fatto che rimanda sia al mondo tessile che a quello della scrittura. […] La gamma degli orizzonti di Dorazio e il loro dispiegarsi nella panoplia della sua arte, ciclica ma sempre mutevole, erano a dir poco un immenso spazio immaginativo. Gli anni sessanta aprono obbedientemente una finestra sul suo caleidoscopio. “

“Immensità” di Davide Anfam,
Da “Piero Dorazio. La Nuova Pittura”
a cura di Francesco Tedeschi. Skira Editore
Tano Festa

Tano Festa

Un altro, ecco Festa!

Un tempo come un gagliardo veliero
la prora sentendo,
morosi schiumanti di rabbia marina
solcai tutti i mari.
Poi
nel fare ritorno verso le mie coste
a poca distanza dalla riva
la chiglia si arrenò
sopra di una secca.
Ogni giorno i flutti
delle onde che lambiscono
lo scafo, ormai immobile,
lo corrodono lentamente
con la salsedine che sopra vi si incrosta.
Di notte l’alta marea mi sommerge
e il giorno dopo riappare il veliero
sempre più bianco e azzurrino
da confondersi con il riverbero del sole
e dalla riva nessuno lo scorge
anche se io

/scorgo la riva
con le figure che vi si agitano
le imbarcazioni leggere
che si distaccano da fragili pontili
per gite brevi e predestinate
quindi con un ritorno sicuro
anche se i schiocchi freschi e secchi
dalle vele appena issate
lascerebbero supporre viaggi diversi
con mete da fissare
e così ogni giorno e ogni notte
fino a quando una marea
dalle altre buie e più insidiose e densa
frantumerà il vascello
che uno scoppio lento e stupito
calerà lentamente sul fondo

/spargendo
i suoi frammenti
tra le alghe e gli ossi di seppia
e gli altri detriti marini
che la corrente del mattino
porterà finalmente a riva
per depositarsi sulla ghiaia
scintillante al sole

/del bagnasciuga.

Il Vascello Fantasma. Poesia di Tano Festa da Tano Festa. Poesie.
Poligrafo Casa Editrice. 2021

Giosetta Fioroni

Giosetta Fioroni è una persona che cammina in un modo molto leggero: certe volte, non vista, quando ha un po’ fretta, saltella come una scolaretta che vuole riprendere il tempo perduto per leggerezza.
Questi saltelli e certe scrollatine di capelli con le dita non recuperano il tempo perduto, né per andare a scuola né per vivere, recuperano però completamente il tempo dell’ispirazione e del suo sentimento, così indispensabile, oggi, in arte figurativa.

Goffredo Parise, 1975 su Giosetta Fioroni, in Giosetta Fioroni
a cura di Germano Celant, Skira Editore, 2009

Sergio Lombardo

“Sergio Lombardo (Roma 1939), artista sfaccettato e camaleontico, critico d’arte, psicologo e fondatore della Teoria Eventualista, esordisce giovanissimo, storicamente, alla fine degli anni ’50.
La sua indagine artistica, a cavallo tra innovazione, estetica e ricerca scientifica, è stata oggetto di analisi e approfondimento da parte di studiosi di varia natura che, in maniera individuale e collettiva, si sono affiancati all’artista sin dal suo esordio, proseguendo con la fondazione del Centro di Ricerca Jartrakor.

“Il mio lavoro consiste nella ricerca degli strumenti adatti a provocare un comportamento significativo del pubblico. Esso non è conservabile; è irripetibile e imprevedibile rispetto all’uniformità automatica delle aspettative. Il presente è un atto creativo, una scelta che divide il passato dal futuro. L’arte è una manifestazione del presente, poiché essa si distingue per le sue incostanti”.

Sergio Lombardo. Sperimentazione Aleatorie negli Anni di Piombo, da una ricerca universitaria di Alice Falsaperla

Renato Mambor

“Il processo di conoscenza elaborato dall’opera di Mambor riguarda non soltanto lo stato di complessità tecnica, ma anche pulsioni interne e bisogni ulteriori che appartengono ad un’idea del mondo.
La maturità di Mambor richiede una perizia tecnica allargata, e nello stesso tempo una mentalità che non crede nell’integrazione tra arte e vita, ma semmai alla possibilità di creare un’opera fatta anche per interstizi fluttuanti tra le forme elaborate dell’arte e quelle preesistenti della vita.
In tal modo, l’opera diventa quel luogo heideggeriano che non si contempla frontalmente come una vecchia scultura, ma il campo di riserva di un linguaggio capace di creare una dimora effettiva in cui lo spettatore possa fluttuare e respirare.”

In prestito dall’infinito. Arte, Simmetria e Ordine. Testo critico di Achille Bonito Oliva, da MAMBOR,
Christian Maretti Editore, 2009

Pino Pascali

“Forse, più a largo, ci sono balene, velieri e pescecani. Laggiù cominciano storie più grandi, le verità di Moby Dick. Ci vorrebbe un corpo più forte, un coraggio più eretico. Almeno una maschera e un boccaglio, un’armatura robotica che possa raggiungere ogni luogo, immune dal tempo e dalle ferite. Il sogno di cambiare pelle, di lasciare magicamente alle spalle la propria parte esposta al mondo. Servirebbe un pugnale per difendersi dagli abissi, magari una vite come impugnatura che rivolga la punta verso di lui, per scavare e indagare nel fondo di sé”.

Pino Pascali. Fuori Museo (2022), testo critico a cura di Alice Falsaperla

Achille Perilli

“Per questo il segno è il punto di partenza di Achille Perilli, distinguendosi dall’algido e oramai superato monema, accogliendo il monocromo al posto del campo neutro e assecondando l’inconscio.
Tutti insieme questi elementi sono racchiusi in una nuova circolarità, in un eterno ritorno che non ha esclusioni, perché sa di non poter fare su tutto una gerarchia: dall’informale alla forma, dalla forma all’immagine, dal’’immagine al segno, dal segno alla traccia, dalla traccia alla memoria, dalla memoria all’inconscio, dall’inconscio alla poesia”.

Achille Perilli (2018), testo critico a cura di Alice Falsaperla
Cesare Tacchi

Cesare Tacchi

Maurizio Calvesi: “Il significato della Primavera è quello che ho sviscerato in un recente, lungo articolo apparso nella mia rivista, Storia dell’Arte.
In breve spazio posso solo indicarti i punti fondamentali. Le tre graziose fanciulle che danzano davanti a Venere, non sono le Grazie come si crede ma le Ore: su questo puoi star ben certo.
È come leggere il gesto di Venere che, guardando alle Ore danzanti, sporge verso di loro la palma della mano, come a dire: Alt? Ma sì, dice proprio Alt! Arresta la danza delle Ore, ovvero ferma il tempo.
In una classica “isola felice”, ella vive un’eterna primavera; dal lato, Mercurio con il suo caduceo, trattiene le nubi e impedisce loro di entrare in quel cielo che rimarrà sempre terso.
Zefiro, dall’altro lato, fa atterrare l’ovidiana Clori che, parlando, emette dalle profumate labbra rose e fiori, discettando della propria trasformazione in Flora: che è lì accanto.

 

Cesare Tacchi: L’immobilità determina la sospensione del tempo, dell’umano.
Io vedo in quel dipinto una forte ambiguità; le figure sono femminili, ma allo stesso tempo, non nascondono alcuni tratti maschili. Vedo una sorta di “en travesti”. Ed è per questo che la mia Primavera la intitolai “La Primavera Allegra”!.
Per me quei personaggi della Primavera non fermano il tempo, ma lo stanno passando, si stanno distraendo perché la distrazione è l’asse del mondo, e il gioco ne è il simbolo.

Conversazione tra il Prof. Maurizio Calvesi e Cesare Tacchi da Cesare Tacchi. I Guardiani della Primavera Pop.
Galleria La Nuvola, 2007

Mario Schifano

L’artista, di immagine o di parola, è colui il quale accetta tale trasferimento con la naturalezza della sua fantasia. Mediante gli attrezzi del suo linguaggio produce veloci spostamenti e naturali spiazzamenti, resi possibili da una onnipotenza creativa che dà statuto di realtà ad ogni irrealtà.
L’arte è portare la realtà nello stato dell’impossibilità, pareggiare il peso negativo delle cose con l’estratta leggerezza della fantasia. Questo è possibile data l’irresponsabilità positiva dell’artista che non riconosce alla realtà una condizione definitiva ma di movimento e trasformazione.
L’arte consiste nel dichiarare bianco il leopardo, far scalare il deserto alle montagne, riportare le loro altitudini al piano passo della pittura e della savana. Inoltre assicurare a questo sfasamento spaziale l’immortalità del tempo: conservare il leopardo bianco e la sua immagine nel ghiaccio della forma, in modo da permettergli una vita a futura memoria.
E questo ha sempre fatto Schifano.

“Arte di confine e lo sguardo del leopardo bianco M.S. per esempio” di Achille Bonito Oliva, da Mario Schifano, a cura di Achille Bonito Oliva, Edizioni Charta, 1998